di Michele Garbin
Con l’uscita dello scorso 26 aprile sul Sentiero del Partigiano e della Resistenza di Recoaro Terme, parte ufficialmente l’avventura della sezione padovana di APE, acronimo di Associazione Proletari Escursionisti. La sezione patavina nasce dalla volontà di un gruppo di ragazze e ragazzi che condividono l’amore per la montagna e per la socialità che attorno ad essa può nascere. L’uscita – organizzata da APE, Spazio Catai e Anpi “Btg. Romeo” di Recoaro Terme – ha ripercorso la storia del gruppo garibaldino di Malga Campetto, che tra le sue fila contava importanti figure della resistenza padovana: due su tutti Luigi Pierobon “Dante” e Clemente Lampioni “Pino”.

Protagoniste anche le donne: si è parlato molto del coraggio di figure femminili come Teresa Peghin “Wally”, e del contributo dato da chi come lei rischiava quotidianamente la vita ricoprendo ruoli tanto delicati quanto essenziali. Delle vicende partigiane che hanno avuto come sfondo i luoghi posti lungo il Sentiero ne ho parlato in un mio articolo di qualche anno fa scritto per Seize The Time.

Una storia diversa, ma per certi aspetti parallela è quella dell’Associazione Proletari Escursionisti, una realtà meno conosciuta, ma che in questi anni ha cominciato a prendersi i suoi spazi sulla scena del mondo escursionistico. APE nasce nelle città di Lecco, Milano e Alessandria il 7 novembre 1919 come “Antialcolica Proletari Escursionisti”, con lo scopo di rendere lo sport accessibile a tutti, trasformandolo in uno strumento di emancipazione che migliori il tempo libero degli operai e delle loro famiglie. L’approccio di questa realtà è socialista, antialcolico ed educativo e viene ben espresso dal suo motto “sempre più in alto, per una nuova umanità”.
Le attività dell’associazione – escursioni, gite ciclo alpine, pranzi al sacco e trasferte a portata delle tasche dei lavoratori – animano la vita del gruppo fino al 1926, quando le “leggi fascistissime” impongono uno stop alle sue attività pubbliche.

Da questo momento gli apeini, nome con cui si fanno chiamare gli appartenenti all'”alveare” di APE, continueranno la loro attività sportiva in maniera informale per evitare che su di loro si abbatta la mannaia della repressione fascista. Molti di loro, soprattutto nelle zone del lecchese e del bergamasco, si arruoleranno nelle file della Resistenza dopo l’8 settembre 1943, combattendo affianco dei loro ex compagni di camminata per riconquistare la dignità italiana andata perduta. Con la fine della guerra, assieme alla normalità tornano le attività dell’associazione, anche se con una spinta minore rispetto agli anni ’20. È negli anni ’80 che la sezione lecchese rinasce riunendo la vecchia guardia e una nuova generazione di atleti della montagna. Oggi, dopo anni d’attività e la stesura nero su bianco di questa storia, raccolta nel libro “Sentieri Proleteri” dell’apeino Alberto Di Monte (Mursia editore), esistono sezioni nelle città di Bergamo, Bologna, Brescia, Grosseto, Lecco, Milano, Parma, Roma, Salerno e ora Padova. Un alveare che continua a crescere e che crea dei forti legami con realtà esistenti sui territori come il Collettivo Alpino Zapatista e Alpinismo Molotov.

Come accennavo prima per gli “apeini” lo sport non è solo mero allenamento: è socialità, impegno e anche militanza politica. Tra le tante iniziative a cui l’associazione ha preso parte con le sue molteplici sezioni, è doveroso ricordare la lotta contro l’abbattimento degli oltre 500 larici a Cortina per fare spazio a una pista da bob – sport praticato da una decina di persone in tutta Italia – destinata a diventare una cattedrale nel deserto. O ancora la partecipazione alle “Utopiadi”: una mobilitazione diffusa organizzata dal “Comitato Insostenibili Olimpiadi” come contraltare all’ultima edizione dei Giochi invernali, fatta di mobilitazioni, ma anche di sport popolare come alternativa alla speculazione che si nasconde dietro a questi mega-eventi.

Dunque, l’associazione dei proletari escursionisti si profila come una realtà sportiva che alla competizione preferisce la socialità, ma anche come un soggetto portatore di lotte ambientali e sociali: che sia per tutelare le foreste di Cortina dalla distruzione o per difendere i milanesi dai processi di gentrificazione incentivati dalla legislazione nazionale e dalla politica comunale. Una realtà tutto tondo, una di quelle di cui oggi il cittadino – lasciato solo da una politica sempre più arroccata nel mondo del privilegio – ha un disperato bisogno. Una realtà dal basso, agile, snella, che sa leggere la complessità della realtà e che ad essa sa adattarsi, ma senza abbandonare mai il suo alto compito morale: andare “sempre più in alto, per una nuova umanità”.
