di Francesco Testolina
[ Domani è il 25 aprile e, come tradizione, lo Spazio Catai organizza una biciclettata antifascista sui luoghi della Resistenza padovana con letture di brani partigiani. L’appuntamento di quest’anno assume un valore particolare: pedalare tra le vie di Padova non è solo un esercizio di memoria, ma un atto di riappropriazione collettiva dello spazio urbano. In un presente che spesso tenta di sbiadire i contorni della storia, lo Spazio Catai invita la cittadinanza a riscoprire quegli angoli di città che furono teatro di lotta. In questo articolo trovate una presentazione dell’iniziativa oltre, in anteprima, le letture che verranno proposte. ]
Quello che è privato è privato, e quando è stato è stato. Tu non puoi pretendere di riviverlo, ricostruirlo: ti resta in mano una crisalide. Non sono vere forme queste, mi dicevo, questa è materia grezza. Se c’era una forma, era sparsa in tutta la nostra storia. Bisognerebbe raccontare tutta la storia, e allora il senso della faccenda, se c’è, forse verrebbe fuori; qua certo non c’è più, e neanche sull’Ortigara, scommetto, e in nessun’altra parte.
Siamo all’inizio dei Piccoli maestri : la guerra è appena finita e Gigi, il protagonista-narratore, torna in Altipiano per recuperare le armi sotterrate, ma soprattutto per chiudere definitivamente l’esperienza della lotta partigiana. Quando ritrova il buco in cui si era nascosto durante un rastrellamento, tuttavia, si scontra con i limiti dell’esperienza memoriale:
Ma sì, durante un rastrellamento sono venuto a finire qua; ora sono qua di nuovo. Il legame tra allora e adesso è tutto lì, e non lega molto. Ma sì, è in questo punto che ho passato il momento più vivido della mia vita, parte sopra la crosta, correndo, parte subito sotto, fermo. E con questo?
La lotta contro il passato è sempre persa in partenza: lapidi, cippi, monumenti ai caduti sono tutte armi vane contro lo scorrere del tempo, contro il silenzio inesorabile dei luoghi e la loro continua risignificazione. Se nemmeno un partigiano riesce a rivivere la sua stessa esperienza ritrovandosi nello stesso luogo in cui è avvenuta, come pretendiamo di farlo noi, in sella a una bicicletta, nell’anonimo paesaggio urbano del 2026?
Come ogni 25 aprile, ci vogliamo provare lo stesso: ci avventureremo tra svincoli, cantieri, caserme abbandonate, targhe seminascoste dall’ erba alta, per tentare di raccontare la Resistenza padovana attraverso i luoghi e le persone che le hanno dato vita. Se il luoghi sono muti, tocca a noi raccontare: e allora il senso della faccenda, se c’è, forse verrà fuori.
Qui, in anteprima, potrete trovare i brani che leggeremo. Storie di resistenza, storie di memoria. Buona lettura e buon 25 aprile!
