della Redazione Seize The Time. Foto di Collettivogiornouno.
“Il campo profughi è uno spazio destinato agli indesiderabili espulsi dalla società. È al tempo stesso un esilio e un confino.”
Essere sulla soglia. È questa la sensazione che emerge, e che spesso viene descritta, da chi, al termine di lunghi viaggi a piedi o in barca, nell’indicibilità di violenze subite e ricordate, arriva in Europa e vi riesce a chiedere asilo. Le ultime notizie in tema migrazioni non sono rosee, anzi, segnano un ulteriore passo nella direzione di un’Europa sempre più chiusa e repressiva: il nuovo Patto Migratorio Europeo, che entrerà in vigore a giugno 2026, rappresenta la demolizione definitiva del già precario sistema di tutela dei diritti delle persone richiedenti asilo in Europa. Le morti ai confini non fanno notizia: lo scorso mese si stima che 1000 persone siano morte annegate nel Mediterraneo durante il ciclone Harry, eppure non una parola è stata detta.
Sono passati quasi 3 anni dall’apertura dell’HUB per persone migranti presso l’area demaniale dell’ex Aeroporto Allegri e nulla è cambiato. Individui la cui unica “colpa” è quella di essere richiedenti asilo, continuano a vivere all’interno di container, in una ex area militare, circondata da edifici abbandonati e in condizioni igieniche precarie; ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo come si è arrivati a questo punto.
Durante l’estate del 2023, in seguito alla cosiddetta “emergenza sbarchi”, che nella narrazione politica era stata descritta come un’anomalia, ma che ben poco aveva di anomalo considerando la dimensione costante e strutturale delle migrazioni, la Prefettura di Padova si era organizzata per ricevere nella propria provincia poco più di un centinaio persone, in collaborazione con la Croce Rossa e Cooperative del territorio. Arrivate via pullman, le persone erano state accolte provvisoriamente nelle palestre di tre scuole, con brandine, servizio pasto e qualche lezione di italiano offerta da persone volontarie, nell’attesa di essere inserite all’interno del sistema di accoglienza. Un tampone provvisorio, durato un mese e poco più: con l’inizio dell’anno scolastico i richiedenti avrebbero dovuto essere assorbiti dal Sistema di Accoglienza CAS di Padova, il quale però presentava, e presenta tuttora, una carenza strutturale di posti. Per risolvere la situazione, la Prefettura, in via emergenziale, aveva predisposto l’apertura di un HUB per migranti presso l’area sud dell’ex Aeroporto, affidando la gestione a tre Cooperative tramite procedura negoziata senza bando – ex. Art. 76 del D. Lgs nr. 36/2023 – applicando i presupposti dell’emergenza. Numerose polemiche erano nate in merito a questa decisione, sfociate anche in un presidio organizzato da alcune realtà del territorio in supporto alle persone accolte.
Le problematiche legate all’apertura di questo luogo erano e rimangono innumerevoli. Se da un lato si è risolta la compresenza nel campo di adulti e minori a stretto contatto, altre questioni rimangono irrisolte; oltre al fatto che a distanza di tre anni, una situazione che doveva essere “emergenziale” è diventata strutturale, come spesso capita purtroppo in materia di accoglienza.

È dell’8 ottobre 2025, infatti, la pubblicazione del bando di gara della Prefettura di Padova, in materia di servizi e migrazioni, denominato “Manifestazione di interesse per l’affidamento del servizio di gestione e funzionamento di un centro collettivo per n. 96 posti, all’interno del compendio demaniale “G. Allegri”, con strutture messe a disposizione dalla Prefettura UTG di Padova”, con durata 2 anni, estendibile di altri 12 mesi in caso di necessità. Il capitolato a cui fa riferimento è lo stesso a cui si richiamano i servizi di accoglienza diffusa presenti sul territorio ed è accessibile sul sito del Ministero dell’Interno.
La volontà della Prefettura è chiara: a fronte di un’esperienza ormai pluridecennale di accoglienza diffusa, che presenta sicuramente diverse criticità, ma che rappresenta una forma di accoglienza integrata e multidimensionale, si decide di investire su un sistema di accoglienza centralizzato, che isola le persone migranti, togliendo loro la possibilità di interfacciarsi con il tessuto cittadino in modo continuativo e limitando i principali contatti alle persone del centro.
Come si porrà questa nuova gestione del centro in rapporto alle Cooperative che lavorano con un altro modello di accoglienza? Se inizialmente l’HUB doveva essere un luogo di passaggio, rivelatosi però un vero e proprio parcheggio per persone in attesa di essere inserite nella più ampia rete territoriale di accoglienza, ora sembrano crearsi due piani paralleli di gestione. L’accoglienza diffusa verrà piegata dalla logica di riempimento di questo grande centro? Il piano sembra proprio quello di creare una corsia preferenziale per l’assegnazione di posti in accoglienza all’ex Allegri, a discapito della presenza di posti in quella diffusa, con un conseguente indebolimento di quest’ultima.
Attualmente all’interno dell’HUB sono presenti due campi gestiti da due Coop differenti, La Mia Badante e Percorso Vita, che, al momento, ospitano in totale una settantina di persone. In ogni container dormono in 4, condividendo uno spazio vitale molto ridotto, di circa 6*3*2.8 metri quadri. Il cancello di accesso all’area chiude alle 22 di sera e riapre al mattino. I tempi di attesa medi nel campo, prima di essere trasferiti in una struttura CAS, sono di 3-4 mesi. Durante questo periodo le persone ospitate vengono seguite in forma minima per lo più nel procedimento di richiesta asilo e documenti di soggiorno, ma risulta carente tutto il resto. All’interno del campo vengono erogate solamente due ore di italiano alla settimana e non è previsto supporto per altri servizi essenziali, come orientamento al lavoro e supporto psicologico. Inoltre, presso la struttura dell’ex Aeroporto non è possibile attivare una convivenza anagrafica, necessaria per poter iscrivere all’anagrafe le persone che vi risiedono. L’iscrizione anagrafica è di fatto fondamentale per poter accedere a numerose pratiche, come la richiesta di una carta di identità e, conseguentemente, l’apertura di un conto in banca o alle Poste.
Di questa situazione, negli ultimi 2 anni, si è parlato ben poco: il nome del complesso Allegri è riemerso lo scorso settembre solamente per via dell’organizzazione di un festival musicale nell’area dell’aviazione civile, a circa 1 km dal campo, successivamente annullato.
Un complesso che rimane innominato e indefinito ai più, ma che rappresenta bene l’immagine di una società e di una politica violenta ed escludente.
In attesa di sapere quali saranno le Cooperative che prenderanno in carico l’HUB, un caldo invito è quello di parlare di quello che succede a due passi da casa nostra e di organizzarsi collettivamente: un primo momento di incontro nelle prossime settimane è quello organizzato in Piazza Gasparotto da Mediterranea Saving Humans, Open Gates, Ambulatorio Popolare Azadi e Spazio Stria giovedì 05/03 alle 18. Ci vediamo lì!
