I risultati dell’inchiesta lanciata dai Collettivi Autorganizzati Universitari nel mese di marzo mostrano una realtà preoccupante: quella in cui il diritto allo studio viene messo a dura prova da affitti sempre più alti. In mancanza di strutture edilizie pubbliche capaci di rispondere alla domanda sempre crescente di alloggi, i privati possono permettersi di aumentare impunemente i prezzi di locazione dei loro immobili, provocando degli effetti che si estendono anche alla classe lavoratrice. È sul riconoscimento di questa comune ingiustizia che diviene però possibile pensare lo sviluppo di un nuovo conflitto politico.
Partendo dall’assunto che il «diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi» (Art. 34 Cost.) è necessariamente influenzato dalle condizioni abitative, nel presente articolo si constata che gli studenti, attualmente privi di norme che li tutelano dalle speculazioni del libero mercato immobiliare privato, si trovano impossibilitati a poter esercitare pienamente quello che è un diritto fondamentale, ovvero il diritto allo studio. Al contempo, si ritiene che una delle cause di questa situazione risieda nella carenza di un nesso giuridico esplicito tra il diritto allo studio e quello all’abitare, la quale permette l’esistenza di pratiche speculative portate avanti dai privati ai danni degli studenti all’interno di un quadro di liceità giuridica.
A confermare questo quadro desolante di un diritto allo studio bersagliato da affitti sempre più alti, vi è poi il risultato del questionario anonimo che, come Collettivi Autorganizzati Universitari, abbiamo deciso di lanciare nel mese di marzo. L’inchiesta, incentrata sulle condizioni materiali degli studenti e delle studentesse e compilata da migliaia di persone in diverse città italiane, ha rivelato come la crisi abitativa si configuri essere tutt’oggi uno degli ostacoli maggiori al perseguimento di uno stabile percorso universitario: il 5% degli intervistati dichiara di spendere fino a 200 euro al mese tra affitto e utenze, il 63,3% si colloca in una fascia compresa tra i 201 e i 400 euro mensili, il 26,7% supera i 400 euro, mentre un ulteriore 5% degli intervistati dichiara di spendere oltre 600 euro al mese tra affitto e utenze.
In questo panorama, l’alternativa degli studentati pubblici quali oasi in cui gli studenti possono sottrarsi a un mercato immobiliare privo di qualsiasi forma di regolamentazione, non si presenta come un’opzione sempre percorribile: le promesse di quelli che sono i periodici bandi destinati all’apertura, o al potenziamento, degli studentati non si concretizzano infatti mai in quello che dovrebbe essere un aumento sostanziale del numero di posti letto aventi dei prezzi calmierati. A fronte di questa incapacità, da parte delle residenze pubbliche, di soddisfare una domanda sempre crescente di alloggi, negli ultimi anni si sono imposti gli studentati privati, i quali, ostentando l’attraente prospettiva dell’immissione di nuovi posti letto in quello che è un mercato immobiliare ormai saturo, in realtà propongono stanze i cui prezzi proibitivi oscillano tra un minimo di 659€ fino ad oltre 1000€ al mese (studentato Yugo in via Belzoni).
A dover subire gli effetti di questo aumento dei canoni d’affitto non sono, però, solo gli studenti e le studentesse: ben lungi dall’interessare unicamente la popolazione universitaria, la tendenza ad una massimizzazione dei profitti del mercato immobiliare presenta infatti delle ricadute dirette anche sui lavoratori e sulle lavoratrici, i quali si trovano così costretti a dover fronteggiare un incremento nei prezzi degli immobili. In questo senso, il riconoscimento, da parte e della componente lavoratrice e di quella studentesca, di un comune sacrificio delle proprie esigenze a quelle del capitale, potrà spingerle a creare un nuovo tessuto connettivo sociale capace opporsi ad un sistema che funziona a scapito della dignità della vita degli individui che lo compongono. Le conseguenze del processo di mercificazione della città si prestano, dunque, a divenire un terreno di rivendicazione comune su cui innestare le basi per poter pensare lo sviluppo di un conflitto politico.
