Collettivo autorganizzato universitario – Padova
Ieri eravamo presenti all’ultima udienza del processo per la morte di Mattia Battistetti, ucciso sul lavoro a soli 23 anni.
Si è concluso, presso il tribunale di Treviso, il primo grado del processo per la morte di Mattia Battistetti. A fronte delle pene richieste dal PM il processo si è concluso con l’assoluzione della parte datoriale e con condanne simboliche ad alcuni colleghi che non avrebbero osservato le disposizioni per la prevenzione degli infortuni. Fuori dal tribunale si improvvisa un sit-in, ci stringiamo attorno alla famiglia a pezzi, che vede negata la richiesta di giustizia.
Mattia lavorava per la ditta Altedil; mentre si trovava in un cantiere edile della ditta Bordignon a Montebelluna è stato travolto da un carico di impalcature, staccatosi da una gru. In attesa delle sentenze si deduce che, nonostante il carico di 15 tonnellate che ha ucciso l’edile sia caduto a causa di una coppiglia, un gancio usurato e non sostituito, non sono stati riconosciute imputazioni in carico a chi le attrezzature di lavoro possiede e usa, dunque alle diverse aziende coinvolte nel cantiere.
Le responsabilità in questo modo, ancora una volta, vengono ridimensionate, frammentate, scaricate verso il basso. Restano come sempre impuniti i diretti responsabili di queste morti, coloro che mettono il profitto prima della vita dei lavoratori, che scelgono di non investire nella sicurezza sul lavoro e nelle manutenzioni, e di mettere a rischio chi lavora in nome del guadagno.
Sappiamo che il problema è sistemico: nasce cioè all’interno di un sistema che rifiuta di riconoscere le responsabilità padronali nelle morti sul lavoro, che ci parla di incidente e distrazione, quando si tratta del risultato di scelte ben precise, scelte che quando non vengono riconosciute portano, come oggi, ad una totale impunità. È un tassello di un problema più grande, quello di un paese in cui si contano tre morti sul lavoro al giorno, in cui giovani studenti vengono mandati a morire in alternanza scuola-lavoro e in tirocinio.
In Veneto le morti sul lavoro non diminuiscono, aumentano, esattamente come gli infortuni; nonostante le regole sulla sicurezza dei posti di lavoro si facciano progressivamente più stringenti. Le morti sul lavoro sono sono sempre evitabili, ma occupano un piatto della bilancia; sull’altro sta la rapidità, le commesse da terminare, il profitto. Negli anni post covid l’edilizia è stata sottoposta, da questo punto di vista, a uno stress senza precedenti, legato ai fondi PNRR e alle tempistiche, che hanno spinto verso l’alto il numero di infortuni.

Infortuni – Serie storica, dato provinciale

Infortuni – Serie storica, dato aggregato
I dati sugli infortuni sono preoccupanti. Nel 2025 quelli denunciati all’INAIL son stati circa 72000, il 12% di quelli italiani. Le serie storiche, anche se lette considerando il trend economico (la crisi 2008-13, il COVID), mostrano che la progressiva diminuzione a cavallo del primo e del secondo decennio del secolo si è arrestata, e anzi si verifica una regressione: gli incidenti stanno nuovamente aumentando. Non è complesso individuare il perché: lo si ritrova in una cultura del lavoro e del profitto che beneficia di un clima complessivo, costruito ad arte dal governo, per favorire gli attori economici che, mentre da una parte reclamano aiuti pubblici e sovvenzioni, piangendo il morto sulle varie e cicliche crisi, dall’altra vorrebbero maggiore libertà, meno vincoli, meno restrizioni.
Al tribunale assieme a noi erano presenti diverse organizzazioni politiche e sindacali e molti singoli, operai e lavoratori solidali: nel corso dell’iter giudiziario alla famiglia non è mai mancato il sostegno popolare. In Mattia si è riconosciuto l’amico, il fratello; si sa che questo sarebbe potuto accadere a chiunque di noi, e si sa che non è stata una tragica fatalità. Mattia è simbolo di una lotta per la sicurezza sul lavoro che ha degli obbiettivi ben chiari, realizzabili e verosimili: più personale agli ispettorati, più controlli, multe più incisive. Infine, sentenze come quella di oggi ci riconfermano la necessità di introdurre il reato di omicidio sul lavoro, che permetterebbe di individuare i responsabili e far avere fino in fondo verità e giustizie per le vittime di questo sistema brutale che gioca con la salute e la vita di chi lavora per il solo scopo di crescere i suoi profitti.
