di Elisa Barbisan
Gli ultimi due libri di Marco Giovenale ruotano attorno a oggetti, richiamati da titoli che allo stesso tempo spostano l’attenzione sullo strumento che si ha sottomano e sotto-vista: il libro e dentro il libro la scrittura, le sequenze di linguaggio, i possibili significati. Siamo sulla principale linea di lavoro di un autore che è anche saggista, traduttore e artista visuale. Le sue stesse opere visive, spesso diffuse in rete (soprattutto nel blog personale slowforward.wordpress.com) sollecitano la componente materiale della scrittura rappresentando segni senza significato – o un senso senza significato – e portando avanti una pratica, quella della scrittura asemica, che ha una lunga storia nelle avanguardie del Novecento. Viene testata, fra gli altri, da Henri Michaux e da Paul Klee.[1]

La sperimentazione extra-linguistica, pur tenuta distinta, può offrire indirettamente un aggancio per avvicinare la scrittura letteraria qui in oggetto, appunto. Anche quest’ultima è per Giovenale una pratica di ricerca. Prima di tutto si pone fuori dai generi della letteratura, in particolare fuori dalla poesia, che viene però chiamata in causa tramite la sua negazione. Oggettistica (Tic edizioni, 2024) «non è un libro di poesie» – come si legge nella nota conclusiva al libro – e anche il risvolto di copertina di Prima dell’oggetto (Déclic, 2025) mette subito le cose in chiaro: «se c’è un libro che si è stufato sia della poesia sia del narrare usuale, e che va in senso opposto, è questo». Non è alieno a tale rifiuto l’intento di uscire dal sistema standard di catalogazione economica della distribuzione editoriale, con un potenziale esito destabilizzante: in che scaffale della libreria si possono mettere e ritrovare questi libri? Probabilmente, riprendendo Jean Marie Gleize, verranno male identificati: «la non-poesia viene socialmente accettata e/o percepita come poesia solo perché di norma quello che non appartiene a nessun genere preciso viene direttamente ascritto al genere “poesia”».[2] Anche questo è forse parte del gioco. Scartare l’imposizione di sedimentate e inscalfibili categorie è in ogni caso necessario per l’autore così come considerare questi lavori semplicemente degli oggetti verbali, rimuovendo ambizioni di sorta.
Già dal paratesto (ovvero dalle dichiarazioni che si trovano nei risvolti di copertina, nelle pagine complementari al nucleo di un libro, di solito sfogliate in modo non sistematico) si entra dunque in un terreno indeterminato ma consapevole e teorizzato. Va aggiunto che la moltiplicazione e l’annullamento del senso, con spaesamenti quasi surrealisti, sono parte integrante del sistema. Leggendo Oggettistica sembra di seguire un discorso familiare e già udito, con modi di dire e frasi fatte, con intonazioni che saturano l’ambiente acustico contemporaneo, nei media, nei discorsi della gente (quindi anche potenzialmente di noi stessi, fruitori del discorso). La sintassi è divagante: svolte inattese e distrazioni quasi da deficit di attenzione producono una lingua a-grammaticale talvolta completamente neutrale, altre volte quasi infantile e dolce, altre ancora spietata.
Dichiarazione
Sono stato incaricato di seguire questi oggetti nel loro percorso dalla fabbricazione alla discarica e oltre.
Venendo meno al mio compito ho pensato che fosse di primaria importanza segnalare la presenza di stracci o cenci nel cassetto, accanto alle tovaglie e ai tovaglioli.
Stendo questo rapporto nella certezza che una presa in carico di responsabilità possa esservi percepita.
In termini tecnici la sintassi viene in certi punti glitchata, graffiata con interferenze, come nei disturbi di trasmissione degli schermi digitali o nei vinili. Si mette così in dubbio non solo la linearità linguistica ma anche un modo lineare di guardare la realtà. Gli scarti di senso richiedono prese di coscienza e interventi attivi di ricostruzione da parte del lettore, autorizzato ad alterare a sua volta la sequenzialità dei testi, leggendo un po’ dove gli pare. La componente formale ha dunque un’importanza notevole nella tenuta di tutto il sistema, ma oltre a questo, cosa si incontra in Oggettistica? Ci si concede di riassumere il tutto con un elenco non esaustivo e un po’ caotico, anche sulla scorta della prassi di un autore che usa spesso la serialità come mezzo di composizione. Allora, ecco che troveremo materiali da film, video, videogiochi, internet, tv, giornali, parlato quotidiano. Spazi, temi e oggetti: palestre, cinema, web, luoghi naturali, il lago, l’orto, la città, case, università, automobili, il cielo; i sentimenti umani, angoscia, fiducia, imbarazzo, distrazione, violenza, il lavoro, l’istruzione, le istruzioni, i tutorial, la politica, la critica letteraria, vari animali, cibi. Più in generale: spazio e tempo contemporanei, ritmo in avanti e indietro, meta-riflessività.
Tutta vita (Oggettistica)
Dopo il semaforo è tutta campagna. Dopo il semaforo è tutta enciclopedia. Da qui in poi è tutta campagna, da qui in poi è tutta enciclopedia. Da qui in avanti è tutto cambiato, è tutto cambiato negli ultimi trent’anni. Da qui in avanti è tutta enciclopedia, da trent’anni è tutta enciclopedia. Passata l’enciclopedia è tutta campagna. Dopo l’enciclopedia c’è soltanto la campagna, la campagna con il suo sapere enciclopedico diretto, eterodiretto, le erbe, gli uccelli, gli insetti. È tutta campagna. Poi dopo trent’anni non c’è più campagna. Da qui in avanti è solo enciclopedia. I nomi, da qui in avanti cominciano i nomi, gli insetti, le erbe, cominciano le ruberie, cominciano i ti faccio vedere, gli assessori, da qui in avanti è tutto assessori, trent’anni, tutto assessori, trent’anni fa non c’era neanche qui. Prima qui era tutta campagna. Città con macchie di campagna. Nella preistoria, prima, lo dice la parola. Prima neanche a parlarne. Prima della parola, neanche a dirlo, o a parlarne. Adesso nel cortile ci sono le galline, razzolano in sei sette. Sono grasse e marroni. Solo adesso. Da qui in avanti è tutto cenozoico, animali ibridi, pezzi di vegetali, staccati mischiati, una spora lì un ramo qui, un corallo nel becco, una scansione inattuabile irrealizzabile, dei pezzi, pezzi che restano sconcertati sul tavolo, il tavolo anatomico, sull’inameno tavolo anatomico. Tra i pezzi respirano, c’è il respiro grosso, nel cenozoico, si respira male, ballano le galline, bollono, nella campagna, passano il vitto, passa uno, due, è tutta enciclopedia, c’è poco cibo, si stanca, tre. Si vede come intorno. Come fosse intorno, saranno sei sette, saranno quattro. Si vede come intorno a un disco tutto è diventato enciclopedia. Forse anche in meno di trent’anni. Il disco si vede come intorno al disco.
La banalità di certe frasi viene riqualificata in processi paradossali di rafforzamento del senso. L’insistenza iterativa può avere diversi effetti a seconda del materiale coinvolto. Una conseguenza interessante è un certo piglio umoristico e satirico che possono acquistare le sequenze, specie quando si parla di “istituzioni” di vario genere, come per esempio degli «intellettuali». Vediamo uno stralcio dalle lettere “p” e “q” di una specie di abecedario intitolato: Ampia collezione di utili tag per affrontare con estremo rigore la spinosa questione della preoccupante crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno (sono effettivamente tag che rimandano alla prima pubblicazione nel sito slowforward.wordpress.com):
p
Pasolini, pasolini avrebbe saputo cosa dire, pasolini ci salverà, pasolini in automobile, pasolini non avrebbe saputo a sua volta cavare un ragno dal buco, pasolini non l’avrebbe mai detto, pasolini non l’avrebbe mai fatto, pasolini si cuoce un uovo, per fortuna gli intellettuali tacciono, per riguardo agli intellettuali non diciamo altro, percentuale di intellettuali allo stato liquido, perché pasolini invece c’entra, più intellettuali, più intellettuali meno politica, più politica meno intellettuali, pochi intellettuali in giro, politica e intellettuali non vanno d’accordo, preoccupante crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno, presenza di intellettuali,
q
quando c’era fortini, quando c’era pasolini, quando c’era pasolini questo non sarebbe successo, quando c’era sanguineti, quando c’erano gli intellettuali, quando gli intellettuali avevano voce in capitolo, quando sento parlare di intellettuali metto mano al portafoglio, quando sento parlare di intellettuali metto mano alla pistola, quando sento parlare gli intellettuali mi deprimo, quando sento parlare gli intellettuali non so dove nascondermi, questi intellettuali, questi intellettuali non sanno letteralmente che pesci pigliare, questione della preoccupante crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno,
Oltre al risvolto ironico, lo stesso sistema formale fa prendere al discorso pieghe anche molto serie, da cui traspare ancora più evidente un rapporto militante con il linguaggio, con la realtà e la sua violenza.
Esorta (Oggettistica)
È incredibile, dovrebbe essere vietato, dovrebbero impiccarli, sono la vergogna della terra, della razza umana, ci vorrebbe la pena di morte, è scandaloso, andrebbero appesi, per i piedi, gli dovrebbero bucare i tèndini, andrebbero torturati, spaccati in quattro, gli caverei gli occhi, non dovrebbero esistere, da radergli al suolo tutto, casa e tutto, sono un abominio, un’ignominia, mi vergogno di loro, in galera, andrebbero buttati, da un pezzo, in galera e buttare la chiave, da perderci il sonno, penso, che vergogna, da fucilarli, andrebbero fucilati alla schiena due volte, anche da morti, […]
Al fondo dell’apparente nonsense non sembra azzardato definire, questa, una scrittura politica e di pensiero, sempre senza voler pretendere troppo da queste definizioni, rispetto alle quali si viene forse ammoniti dallo stesso autore:
Sul gioco (3) (Oggettistica)
È tutto molto chiaro. Si tratta di frasi. Faccio delle frasi. In letteratura spesso non ci sono frasi ma idee, e le frasi sono pervase di idee. Io non ho idee.
L’ultimo libro, Prima dell’oggetto, comunica con Oggettistica ancora destabilizzando l’asse temporale: quello che arriva dopo è un prima dove si assemblano materiali frutto di vent’anni di scrittura: «2004-2024, ma forse anche prima e dopo», come recita una nota. Lo spazio-tempo resta indeterminato ma si stringe attorno a Roma, città dove l’autore vive e in cui è ambientata la maggioranza dei testi. Rispetto al libro precedente, chi legge viene messo maggiormente alla prova nel reperire riferimenti per ricostruire un senso articolato e compiuto, specie nelle prime pagine. Nel corso della lettura si trovano delle zone più accoglienti, con segnali che lasciano intravedere legami fra i testi e frammenti di storie; in generale l’atmosfera tende al negativo, si sposta sul tragico e il tono si alza. Immagini molto vivide e quasi fotografiche producono scarti non mediati, ma il principio di comunicazione non viene completamente interrotto, anche se è ostacolato da effetti stranianti, da elementi perturbanti ritrovati a sorpresa nelle pieghe della testualità. Per rendere meno astratta questa descrizione si può pensare a quello che ha fatto David Lynch nei propri lavori filmici; non è un riferimento casuale, ma richiamato in un’intervista recente dallo stesso Giovenale,[3] che aiuta a comprendere il senso di indeterminatezza e una sorta di distorsione onirica che caratterizzano la sua scrittura.
cedro e altro (Prima dell’oggetto)
L’aspetto del piccolo cedro continua senza contorni.
Daccapo si sta dividendo dietro la memoria della base di pietra. Un riporto di età imperiale, lì.
Le donne molto giovani e le donne molto vecchie decidono di aspettare ancora dove non è più portico e non ancora giardino. La discesa alla corte interna è crivellata di disegni e tavolette incise. Fermi di piombo e fermi per mattoni, sasso.
Un canale molto denso di sangue è corso da piccoli ruscelletti minori, poi da navigli ancora di sangue.
Come spiegazione e raddoppiamento
[1] Per approfondire il tema: Marco Giovenale, Asemics, senso senza significato. Note sulla scrittura asemica, Ikonaliber, 2023.
[2] Jean Marie Gleize, Qualche uscita. Postpoesia e dintorni, a cura di Michele Zaffarano, Roma, Tic Edizioni, 2021, p. 28.
[3] https://www.raiplaysound.it/audio/2025/08/Radio3-Suite—Magazine-del-24082025-aef7d6cc-546a-474c-bcbb-3db0019727f8.html),
